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Il cervello non è computabile

Miguel Nicolelis, il miglior neuroscienziato alla Duke Univesity, sostiene che i computer non riprodurranno mai il cervello umano e che la Singolarità è "solo aria calda".
"Il cervello non è stimabile e nessuna tecnologia può riprodurlo" continua Nicolelis, autore di alcuni studi pioneristici sull'interfaccia cervello-macchina.

La Singolarità, naturalmente, è quel momento in cui un computer super-intelligente cambia il mondo in un modo che va al di là della nostra comprensione.
Tra i promotori dell'idea c'è il futurista Ray Kurzweil, recentemente assunto da Google come direttore tecnico e che ha previsto che non solo l'intelligenza artificiale supererà la nostra, ma che le persone saranno in grado di scaricare i loro pensieri e i loro ricordi nel computer (si veda Ray Kurzweil Plans to Create a Mind at Google—and Have It Serve You).

Nicolelis definisce questa idea priva di senso. "I downloads non si realizzeranno mai", ha detto Nicolelis in un intervento durante l'incontro annuale dell' American Association for the Advancement of Science tenutosi a Boston la scorsa domenica. "Ci sono molte persone che vendono l'idea di poter imitare il cervello con un computer".

Il dibattito sulla possibilità che il cervello sia una specie di computer va avanti da anni. Molti scienziati pensano che sia possibile, in teoria, per un computer uguagliare il cervello dando al computer sufficiente potenza e la comprensione di come funzioni il cervello.

Kurzweil approfondisce l'idea di "ingegneria inversa" nel suo ultimo libro, How to Create a Mind: The Secret of Human Thought Revealed, dove dice che anche se il cervello può essere enormemente complesso, "il fatto che contenga molti miliardi di cellule e trilioni di connessioni il suo metodo primario non è necessariamente complesso".
Ma Nicolelis è sul campo che ritiene che la coscienza (e se ci credi, l'anima) semplicemente non può essere riprodotta in silicio.
Questo perché le più importanti caratteristiche sono il risultato imprevedibile, non lineare delle interazioni tra miliardi di cellule, dice Nicolelis
"Non si può prevedere se la borsa salirà o scenderà perché non è calcolabile" sostiene Nicolelis. "Potresti avere tutti i circuiti integrati per computer del mondo ma non potrai mai creare una coscienza".

Il neuroscienziato, originario del Brasile, invece pensa che gli esseri umani sempre di più sussumeranno le macchine (un'idea, tra l'altro, che è parte delle previsioni di Kurzweil).
In uno studio pubblicato la scorsa settimana, per esempio, il gruppo di Nicolelis alla Duke University ha utilizzato impianti cerebrali che permettono ai topi di percepire i raggi infrarossi, una cosa che normalmente i mammiferi non percepiscono.
Per farlo, hanno collegato alla testa delle cavie degli elettrodi a raggi infrarossi che raggiungevano una parte del cervello chiamata corteccia somatosensoriale.

L'esperimento, nel quale diversi topi sono stati in grado di seguire segnali sensoriali provenienti da un rilevatore a raggi infrarossi per ricevere un premio, è stato il primo in cui si è utilizzato un impianto neuronale per aggiungere un nuovo senso a una animale, sostiene Nicolelis.
Questo è importante perché il cervello umano si è evoluto per percepire il mondo esterno - il nostro ambiente circostante e gli strumenti che noi usiamo - e creare rappresentazioni di questi nel nostro tratto neurale (rete neurale/neuronale). Come conseguenza un talento del basket percepisce la palla "proprio come un'estensione di se stesso" dice Nicolelis.

Allo stesso modo, Nicolelis crede che in un futuro gli esseri umani con impianti cerebrali potrebbero essere in grado di percepire i raggi X, far funzionare macchine a distanza o navigare in uno spazio virtuale con i loro pensieri, poiché il cervello conterrà oggetti estranei, inclusi computer come parte di se stesso.
Recentemente, il laboratorio di Nicolelis alla Duke University ha cercato di mettere un punto fermo su queste idee.
In un recente esperimento, hanno utilizzato un impianto cerebrale in modo che una scimmia potesse controllare l’intero corpo di un avatar computerizzato per esplorare un mondo virtuale, anche percependolo fisicamente.

In altre parole, il cervello umano crea modelli di strumenti e macchine tutto il tempo, e gli impianti cerebrali accrescono questa capacità. Nicolelis scherza dicendo che se mai dovesse aprire un negozio al dettaglio di impianti cerebrali, lo chiamerebbe Machines“R”Us.

Se è giusto noi non siamo macchine e mai lo saremo. (LS)

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